Vision

Musica: Moby, Inside / Poesie: Mariangela Gualtieri / Sculture: Mimmo Paladino

NATURA_MEMORIA_PROIEZIONE

Creare giardini: cos’è un giardino, quale la sua identità? Cosa ci si aspetta, cosa cerchiamo in un giardino? Spesso con i clienti si instaura un rapporto profondo perché il giardino è un luogo intimo, un luogo dell’anima, un luogo dove le proiezioni e le richieste vanno finalmente aldilà della pura funzionalità dell’abitare. Ed è la stessa storia del giardino che ci indica la strada per affrontare un progetto. Sin dai primi documenti iconografici il mondo vegetale è sempre stato raffigurato come metafora della vita, spesso rappresentata nell’opposizione maschile-femminile, sempre comunque connessa all’idea del grembo materno1. I greci suggerivano quest’idea di fecondità chiamando il giardino Kepos, recinto circolare, Grande Madre, luogo dove si libera la forza creatrice della vita. La Natura che  vive, pulsa e cresce, fertilizza tutti gli aspetti della vita, anche quelli esistenziali, ed è per questo che le popolazioni più antiche assegnarono sempre ai siti naturali grandi forze spirituali, facendo divenire il giardino, nel corso della storia, uno dei contenitori più capaci e straordinari di forme simboliche. 

L’umanità stessa è nata in un giardino. Intorno alle piante fiorivano miti prodigiosi: primo fra tutti quello dell’albero cosmico, perno ed asse dell’universo che, attraversando i tre mondi, metteva in comunicazione abissi, terra e cielo. Prima che per utilizzi agricoli le prime modellazioni sulla Natura avvennero quindi proprio per rispondere agli interrogativi interiori più profondi legati al senso della vita e al destino dell’uomo nell’universo: dalle prime caverne, “utero della terra”2 agli enormi megaliti del Neolitico rivolti al cielo, dagli straordinari itinerari rituali dei geoglifi Nazca agli ziggurat dei sumeri, l’uomo ha affidato alla morfologia naturale valori simbolici e sacri, privilegiando lo spazio naturale, aperto, come luogo dove l’anima si proietta. L’immagine naturale si trasforma in un’immagine simbolica. Astrazioni quindi, dalle piramidi alla nuvola di Fuksas, di una tensione verso l’alto, l’”altro”, eterna ricerca di un rapporto con l’infinito temporale e spaziale. E’ proprio il tempo, così naturalmente percepibile nei cicli e nei ritmi vitali biologici, a far sì che i luoghi naturali, i giardini, non siano pensabili se non in continua trasformazione; è così che  nella tradizione simbolica legata alla Natura, antica e moderna, i riferimenti all’idea di fertilità hanno sempre connesso il giardino al concetto di una proiezione vitale, ricordo e sogno, semina, crescita e raccolto. E’ “la natura che si fa pensiero”3. La natura è dunque tutta storica e culturale e da sempre non esiste se non in un continuo rapporto  tra memoria e proiezione, in un processo dinamico ed evolutivo di riconoscimento, identificazione e proiezione, attraverso modelli sovrapposti di memoria. Memoria di luoghi fisici ma anche memoria di quei luoghi che non possiamo vedere, paesaggi inconsci o irreali, tensioni e aspirazioni, come abbiamo visto per gli antichi, inseriti in un flusso di metafore e riferimenti. E’ nella rete di connessioni simboliche e storiche che il luogo riesce a produrre che si attribuisce senso alla sua natura. Più che di natura parlerei quindi di forme di vita. Come dice Alain Roger4 “perché mai tutta questa verdolatria? Chi ha stabilito che il paesaggio debba essere una sorta di lattuga gigante? Lo spazio verde non è un luogo, (…) niente più storia, niente più cultura (…) atopico, acronico, anartistico (…) è un nulla vegetale consacrato alla purificazione dell’aria e all’esercizio fisico?”. E’ ovvio quanta importanza debba essere riconosciuta e quanto impegno debba essere profuso nel preservare i valori ecologici e ambientali di un luogo ma questi non ne esauriscono il senso e purtroppo ancora oggi questo concetto non è chiaro. Condivido ciò che l'autore intende sottolineare ciò che per lui è paesaggio: un'invenzione culturale, che non può mai ridursi alla sola dimensione fisica ma, per diventare ciò che risulta essere nella vita e nello sguardo degli uomini, ha sempre bisogno di una metamorfosi, mediata essenzialmente dalla realtà dell'arte.

Cosa significa dunque oggi “progettare il paesaggio?” Ci sono confini tra paesaggio, parco e giardino o sono tutti, semplicemente, spazi aperti nel nostro contesto urbano? E’ necessaria un’estensione del concetto di paesaggio, prodotto tra i meno decifrabili e più complessi della nostra società: reale, sociale, interiore, riflesso, pensato, sognato il paesaggio è un’immagine culturale, un’invenzione che rappresenta, struttura e simbolizza ciò che guardiamo intorno a noi. E’ auspicabile quindi soprattutto un’educazione allo sguardo5 che spesso, sclerotizzato nel concentrarsi solo su modelli riconosciuti, ci impedisce di vedere. Lo spazio è fatto di identità e immagine, realtà fisica e rappresentazione, stratificazione culturale e costruzione meta-fisica in un complesso e continuo rapporto tra memoria e innovazione. Progettare il paesaggio vuole quindi dire esplorare tutti gli spazi possibili, fisici, materiali ma anche virtuali, sonori, luminosi, fotografici o pittorici superando le specificità disciplinari, oscillando tra la professione di architetto, giardiniere, artista, lavorando con elementi inafferrabili come la luce e l’ombra, l’acqua e il profumo, il movimento dato dal vento e dal tempo, in una evoluzione infinita. Il progetto deve saper dunque coprire tutto l’arco di questa attesa. 


M. Venturi Ferriolo, Nel grembo della vita, Guerini e ass. 1989
F. Panzini, Progettare la natura, Zanichelli 2005
R. Assunto , Ontologia e teleologia del giardino, Guerini e Ass., 1988
In Lotus Navigator n. 5, maggio 2002
In Francia a Mouans-Sartoux è nato l’Espace de l’Art concret il cui progetto artistico e culturale è dedicato all’Education du Regard.          


Marta Fegiz

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